lunedì 14 marzo 2011

QUINTO CAPITOLO





 Siamo arrivati al negozio pochi minuti prima della chiusura. Il sole non è ancora tramontato e la calura non accenna a diminuire. Avverto delle gocciole di sudore scendere lungo il mio collo, cerco di non prestarci attenzione, ma mi irritano. Alzo una mano per scostare i cappelli quando mi accorgo che Lorenzo è già entrato dentro. Lo seguo e appena vedo il proprietario imprecare e recarsi a grandi passi verso di lui sono in preda al panico. Non so cosa fare, ma devo agire prima che sia troppo tardi. Mia nonna mi aveva insegnato una litania latina che aveva il potere di bloccare le azioni della persona a cui era rivolta. Una specie di momentaneo congelamento. Cerco di ricordarla e la pronuncio in un sussurro mentre lo osservo con attenzione. Lui non può vedermi, ma io sì. Le parole fanno il loro effetto proprio quando Lorenzo afferra la spada. Sembra così inesperto e forse lo è. La sorregge con forza, ma tenendola a debita distanza da sé. Come non capire la sua paura? Poteva rifiutarsi di aiutarmi e invece si ritrova coinvolto in una situazione fuori dalla normalità. Mi seguirà nel passato. Non gli ho detto che non ho la più pallida idea di come farlo tornare in questa epoca. Se lo facessi potrebbe avere dei dubbi e decidere di abbandonarmi…Ammetto di essere egoista, però come potrei fare senza di lui? Ora mi sta guardando con il terrore negli occhi.
“Forza, seguimi. Dobbiamo raggiungere le sponde del Tago. Altrimenti l’incantesimo non avrà alcun effetto”.
Inizio a correre per le strade della città. Lo sento alle mie spalle. La gente si volta a guardarlo incuriosita e inconsapevole della mia presenza. Tra pochi minuti questo incubo sarà finito per iniziarne uno nuovo. Questa volta in un secolo davvero buio!

La seguo come se fossi la sua ombra, correndo come un folle per le strade secolari di Toledo. La gente resta a fissarmi meravigliata e incuriosita. Devo essere uno spettacolo davvero insolito per loro. Non possono vedere Amaranta dunque agli occhi dei passanti devo apparire come un pazzo che, con una spada sguainata, corro ridendo come uno stolto. In realtà il mio è un riso liberatorio. Ce l'ho fatta, anzi: ce l'abbiamo fatta. Abbiamo rubato la spada, non avrei mai creduto di esserne capace. Non sono più lo stesso Lorenzo che ha lasciato l'Italia solo il giorno prima, in una manciata di ore mi sono trasformato completamente. Ho iniziato a vivere dopo molto tempo. Adesso so quale è la mia strada, ho finalmente uno scopo nella vita oltre quello di scrivere.
Arriviamo presso il fiume che ho il fiato corto e il cuore che batte a mille. La mano tiene ancora salda la spada; non la lascerò per nulla al mondo. Mi guardo attorno e sembra non ci sia nessuno in quel punto. Meglio così, altrimenti che scusa avrei inventato? Amaranta è visibile solo a me, nessuno mi avrebbe creduto se avessi provato a raccontare la sua storia. O quello che stavo per fare.
Guardo la ragazza negli occhi, occhi che esprimono bellezza ma anche timore. Anche lei ha paura di quello che accadrà nel momento in cui compiremo il rito. Entrambi non sappiamo ancora a cosa andremo incontro.
Faccio dei profondi respiri per regolare il fiato e poso quindi gli occhi sul suo petto, lì dove batte il suo cuore. O per lo meno batteva una volta, molti secoli fa...
Ho qualche dubbio, una marea di domande mi assalgono ma è meglio se non presto loro attenzione se non voglio essere preda del  ripensamento. Oramai è troppo tardi per tornare indietro.
- Sei pronta?- le chiedo.
Ho paura di farle del male. So che è uno spettro, una presenza d'altri tempi che forse non prova dolore, ma il sospetto mi viene lo stesso. Aspetto che lei mi faccia un cenno con la testa, un gesto che mi convinca ad agire. Mi lancio un'ultima occhiata attorno, faccio ancora un lungo sospiro e impugno la lama con entrambe le mani questa volta, in orizzontale. Miro al cuore, o per lo meno là dove dovrebbe essere. I rumori della città fanno da sottofondo a quel particolare momento. Mi ritroverò di nuovo a Toledo lo so, ma sarà una Toledo diversa; il mondo stesso sarà cambiato.
E' il mio momento, quello che forse aspettavo da una vita senza nemmeno saperlo. Socchiudo gli occhi mentre avanzo verso di lei, e come se i miei muscoli si muovessero da soli porto la lama nel suo petto, trafiggendolo con una mossa secca sicura e precisa. Sposto allora gli occhi sul suo bel viso per vedere se sta bene, se le ho provocato dolore mentre tutto intorno a me inizia a mutare.
Il nostro destino sta per compiersi. E io lascio il mio tempo senza alcun rammarico

mercoledì 23 febbraio 2011

CAPITOLO QUARTO

Cosa sta facendo? Dal bagno avverto dei rumori nella camera ma non mi muovo. Sono sprofondata nell’acqua calda e profumata che mi avvolge nella vasca regalando un po’ di sollievo alle mie membra. Nel seicento non era immaginabile un lusso del genere neppure per le famiglie nobili. Farsi il bagno spesso significava scottarsi con l’acqua bollente o congelarsi in qualche fiume. Chiudo gli occhi e ripenso a questo ragazzo. Bello e gentile. Trattengo il respiro e immergo la testa sotto l’acqua come a voler cancellare l’immagine della sua faccia sorridente. Ma non ci riesco. Se resto ancora qualche minuto in questa posizione rischio di addormentarmi. Mi alzo di scatto e avvolgo i miei lunghi capelli nel telo di lino adagiato sul lavandino. Mi accorgo che è trascorsa quasi un’ora senza che me ne rendessi conto. Prendo l’accappatoio e mi asciugo con cura. Se non avessi osservato i lenti e continui cambiamenti delle abitudini umane, ora non saprei dove mettere mano. Invece sono stata spettatrice silenziosa di un mondo in continua evoluzione senza che nessuno riuscisse ad avvertire la mia presenza…Ma ora c’è lui. Sento una porta che si chiude e dei passi veloci sul parquet. In preda al panico afferro lo scopino del water e solo quando lo impugno come fosse una spada realizzo che io sono solo uno spirito e nessuno può vedermi né ferirmi, tranne lui. E non posso neppure difenderlo da un eventuale attacco. Esco lentamente dal bagno e sbircio la stanza per scoprire che è proprio lui il misterioso ospite. Mi sorride e appoggia un pacchetto sul letto
“E’ per te. Non sono molto bravo nel fare regali, ma ho pensato che avessi bisogno di biancheria e abiti puliti..insomma ho acquistato un completo intimo e un abito in stile gitano. Un po’ colorato, ma l’unico con una gonna ampia come sei abituata ad indossare nel tuo tempo”.
Sono senza parole. Nessuno aveva mai avuto un pensiero così carino nei miei confronti. Il reggiseno e lo slip sono molto casti mentre l’abito è vivace e solare, proprio come piace a me. Quest’uomo mi darà delle belle soddisfazioni, me lo sento! 

Amaranta sembra non voler uscire più dal bagno. Io non oso bussare ed entrare e ne approfitto per prendere una boccata d'aria e distendere i pensieri. Lascio la stanza, il parador, per incamminarmi verso un luogo imprecisato. Ho bisogno di riflettere. La paura che il proprietario del negozio mi stia ancora cercando mi costringe a non allontanarmi troppo. Meglio essere prudenti. Ripenso ancora a quanto mi sta succedendo, e mi ripeto che è tutta una follia. Possibile che al mio ritorno la ragazza non ci sia più. Forse è stato tutto un sogno. Nonostante questo non riesco a trattenermi quando passo di fronte a una vetrina che esibisce meravigliosi abiti da donna. Entro nel negozio e compro alcune cose in tutta fretta; ora sono ansioso di tornare da lei...da quello che sembra un miraggio a occhi aperti.
Risalgo in camera e le consegno ciò che ho comprato, sperando che le piaccia. E' la prima volta che regalo vestiti simili a qualcuno. E' la prima volta che vivo un'esperienza simile in vita mia.
Cerco di non fissarla troppo intensamente. Non sono timido in genere con le ragazze, ma lei mi procura delle sensazioni uniche che non saprei spiegare con il solo uso delle parole.
Poi le ripeto che sono pronto a seguirla ovunque lei voglia portarmi. Inganneremo così assieme il tempo e il mondo.
Lasciamo di nuovo la mia stanza. Questa volta sono consapevole che non la rivedrò tanto presto. Ho con me solo il mio zaino da viaggio dove ho infilato il Cantar de mio Cid; tutto il resto devo trovarlo nella mia mente e nel mio cuore.
- Non appena il proprietario del negozio mi vedrà mi farà una scenata.- dico.- Devi trovare il modo per bloccarlo, Amaranta, mentre io prenderò la spada. Mi affido a te, come sto affidando a te anche la mia vita.
Lei annuisce, e sorridendole appena mi avvicino al negozio di antiquariato. O ora o mai più.
Faccio un profondo respiro e quando varco di nuovo la porta non entro solo in un semplice negozio di lame spagnole, ma metto piede in una nuova esistenza. Da quello che accadrà a breve dipenderà la mia vita e quella di Amaranta.
Come ho immaginato l'uomo dietro al bancone mi riconosce subito e inizia a gridarmi parole che non capisco. Fa il giro del bancone e sta quasi per avventarmisi addosso quando urlo ad Amaranta di fermarlo. Lo spirito della ragazza fa qualcosa di incredibile ai miei occhi e mentre lo tiene bloccato, io poso lo sguardo sulla lama che ci occorre per tornare indietro nel tempo, quella lama che dovrò infilarle nel cuore.
L'afferro con una mano e sento già che qualcosa sta cambiando in me. Mi attendeva, quella spada è in qualche modo mia.
Prima ancora di rendermene conto sono uscito dal negozio brandendo quella lama, estasiato per quanto è avvenuto. Amaranta mi segue, la sento vicina. Ora dobbiamo solo trovare un posto dove praticare il rito. Così la mia avventura avrà finalmente inizio.

mercoledì 9 febbraio 2011

CAPITOLO TERZO

E' reale. E' inconcepibilmente reale la figura che mi è di fronte. Non sto sognando, forse sono pazzo, ma non è frutto di un sogno quella visione. Lei è reale, e solo io riesco a vederla. Oramai mi è chiaro. E il perché anche dovrebbe esserlo, ma non riesco ad accettarlo. Avventure del genere le hanno vissute solo i protagonisti dei miei racconti, ma mai avrei immaginato che alla fine io sarei rimasto vittima delle mie stesse Storie. Lei inizia a parlare ed io taccio per ascoltarla col libro ancora stretto tra le braccia, quasi aggrappandomi ad esso per non crollare a terra. Sono spaventato, il mio pallore deve essere molto evidente ma come biasimarmi? Lei mi sorride e mi accorgo subito che il suo è uno dei più bei sorrisi che abbia mai ricevuto in vita mia. E' bella. Estremamente bella. E i suoi movimenti, forse a causa della inconsistenza fisica, sono fluidi ed eleganti. La seguo con lo sguardo mentre prende posto sulla poltrona.
E prima che io possa fare o dire qualsiasi cosa, lei riprende a parlare. Scopro così il suo nome, la sua provenienza, la sua incredibile storia. Storia che si interseca con la mia, perché stando alle sue parole sono io che devo salvarla...liberarla dal terrificante destino che l'aspetta in un tempo che non mi appartiene come lei non appartiene al mio.
Quella rivelazione mi spaventa, come ovvio che sia. Ma nonostante ciò, faccio dei passi verso di lei e allungo una mano tremolante per passargliela tra i capelli. E quando la tocco mi convinco finalmente che davvero tutto ciò non è un miraggio, un incubo, uno scherzo fattomi dagli abitanti del posto.
Lei è reale. Lei ha atteso me.
E in fondo al mio cuore so che anche io l'ho sempre attesa. E non mi riferisco solo alla creatura eterea che ho di fronte, ma a quell'occasione che fa di una vita unica. Tradotto in una sola parola: predestinazione.
Quella consapevolezza mi fa tremare di nuovo, e velocemente mi allontano da lei. Resto tuttavia a fissarla; non riesco a staccarle gli occhi di dosso. Devo fare una scelta, e subito. Scegliere se seguire il mio destino, o piuttosto tornare al negozio a riconsegnare il libro e chiedere scusa al proprietario, per poi correre in aeroporto e tornarmene in Italia e dimenticare tutto.
La mia vita è ora a un bivio e non ho molto tempo per decidere quale strada prendere, se la più sicura o quella che mi condurrà verso tempi e terre mai esplorate. E' solo la mia volontà che traballa ancora, poiché il mio cuore ha già deciso.
Trascorrono forse dieci, quindici minuti. Poi, col libro stretto tra le braccia e gli occhi fissi nei suoi annuisco con la testa.
Sono pronto. Senza volerlo ignoro le sue ultime domande, non perché non voglio rispondere, ma perché sono troppo eccitato e nervoso per farlo. E tutto ciò che esce dalla mia bocca è:
- Cosa devo fare?
Non so come agire ora. Rubare anche la spada forse? E come? Quando? La mia mente mi suggerisce un'idea alquanto insana, ma l'unica da seguire.
Lei è uno spettro, e forse col suo aiuto riuscirò a impossessarmi anche della lama antica. Può distrarre con le sue arti dell'invisibilità il proprietario del negozio mentre io gli sottraggo la spada.
Folle assurdo illogico. Ma forse plausibile.
Spero che lei abbia capito ciò che intendo fare, poiché a parole mi è quasi impossibile in quel momento esprimermi....
Aspetto solo un suo cenno o una sua parola; poi sarò pronto ad abbracciare il mio destino.


Ha passato una mano tra i miei lunghi capelli. Un brivido ha percosso il mio corpo, ma ho cercato di mostrarmi tranquilla e posata. Credo che questo gesto impulsivo gli sia stato d’aiuto per sincerarsi della mia vera esistenza. Come rimproverarlo? Sono piombata nella sua vita all’improvviso e pretendo pure di sconvolgergliela. Non mi ha ancora detto da dove viene né qual è il suo nome e io mi sento ancora in confusione per quel fuggevole contatto fisico. Non è lo stessa emozione che provavo nel baciare Ramón, il mio promesso sposo. Il Conte Serrano era bello, ma non era amore quello che mi legava a lui. Mi ha chiesta in moglie e mio padre ha dato il suo consenso senza chiedermi niente. Di tutti i pretendenti era quello che più stimavo perché pacato e rispettoso, ma soprattutto perché mi adorava come se fossi stata una pietra preziosa. Mi seguiva e realizzava ogni mio desiderio. Tutti i giorni faceva visita alla mia dimora per offrirmi un gioiello prezioso o anche solo una visita di piacere. Credo che mi amasse a tal punto da non curarsi se io non lo ricambiavo; mi voleva ad ogni costo! Quando mi hanno incarcerata ha provato con ogni mezzo a liberarmi, ma neppure l’oro e le monete sono riuscite a corrompere i miei aguzzini. Penso che se torneremo indietro nel tempo lui mi starà aspettando per condurmi all’altare. Mi ha talmente adorata da non curarsi delle accuse di eresia e stregoneria che mi sono state rivolte, né delle calunnie dei nobili che ci circondano. Preferisce rimanere solo e isolato dall’alta società, ma non rinunciare a me. Sono fortunata? Credo di sì. Eppure guardando gli occhi azzurri come il mare di questo ragazzo vorrei tanto che Ramón non esistesse.
“Dobbiamo introdurci nel negozio, rubare la spada e varcare il tempo. Tu dovrai conficcare la lama nel mio cuore impugnando l’arma con la mano destra mentre con la sinistra sorreggerai il volume. Questa è la procedura grazie alla quale ho attraversato tutti questi secoli alla tua ricerca. Nel 1650 è stata la mia dama di compagnia a farla…non preoccuparti, non morirò, né vedrai scorrere sangue. Almeno per ora”.
Lo vedo muovere le dita sul tavolo come per cercare di nascondere un nervosismo crescente.
“Non mi devi rispondere subito. Pensaci su che io vado a farmi un bagno”.
Senza dire altro mi alzo e mi dirigo verso una piccola stanza adiacente alla camera.

Fisso la sua figura senza muovere un muscolo, e non appena mi parla di nuovo annuisco con la testa. Ciò che mi chiede di fare sfiora l'irrazionalità umana e non mi riferisco tanto al furto della spada quanto a quello che dovrò fare con essa. Infilzare il suo cuore...Non è certo un gesto che si compie tutti i giorni, e mai e poi mai avrei sognato di fare una cosa simile. Mi chiedo ancora se non sto sognando, eppure non mi sono mai sentito così vivo in vita mia.
- Farò tutto quello che sarà necessario per aiutarti!- le dico ritrovando sicurezza nella voce.
Lei si alza; dice di volersi fare un bagno. Più questa donna resta nella mia realtà e più ne vedo i contorni definiti. Ma mi ripeto che non è di questo mondo; e fra non molto non ne avrei più fatto parte nemmeno io. Questo pensiero mi manda nel panico, ecco perché preferisco affrontarlo a tempo debito. La seguo con lo sguardo mentre raggiunge il bagno vicino. Io la seguo lentamente, ancora guardingo.
- Il mio nome è Lorenzo Beltramelli.- le dico prima che possa entrare nella stanza- E vengo dall'Italia; sono nato a Tivoli, una cittadina alle porte di Roma. Per mantenermi faccio lavori saltuari, ma la mia più grande passione è la scrittura.
Non so perché le sto rivelando queste cose. Chissà se può capirmi visto e considerato che siamo così diversi. Il Tempo al quale siamo legati e cresciuti è completamente diverso. In molti libri che ho letto, e dai quali ho tratto ispirazione per i miei racconti, vi sono narrati viaggi nel tempo e da che ricordo tutti, o quasi, finiscono sempre in maniera imprevedibile. Solo che qui stiamo parlando della realtà, della mia realtà. Le avventure degli eroi che ho seguito da ragazzo non hanno nulla a che fare con ciò che mi attende, né io sono un impavido senza paura. Sono solo un ragazzo comune che ama e si perde nella scrittura come amerebbe e si perderebbe nelle braccia e nel corpo di una donna. Il destino con me è stato beffardo; avrebbe forse dovuto scegliere un giovane più coraggioso, che sa cosa vuole dalla vita, che saprebbe sottrarre Amaranta al suo destino meglio di come possa farlo io.
Amaranta. Il suo nome è un dolce suono, e la sua bellezza non l'ho riscontrata mai nelle donne del mio tempo. Il suo modo di porsi è diverso da quelli a cui sono abituato, e s'avverte in lei la magia di una vita che ora dipende solo da me. Sono ancora in tempo forse per mollare tutto e fuggire. Ma resto lì ad attendere che lei sia pronta per tornare a recuperare la lama, e praticare quel rito che mi condurrà in un luogo in un tempo e in un mondo lontano dalla memoria degli uomini.
Tornerò mai indietro? Il rito, in quanto difficile e credule, provocherà dolore a entrambi? E il “trapasso” dal mio tempo al suo in che modo avverrà? Sverrò, o sarò sveglio?
Sono domande che mi torturano, e a confronto ad esse l'idea di tornare in quel negozio di antiquariato e rubare la spada non mi sembra così spaventosa e terribile.
- Sono pronto.- dico ancora per convincere me stesso.
E' da quando ho posato per la prima volta gli occhi su di lei che lo sono.
Preparo in fretta e furia la mia borsa come se dovessi partire di nuovo e lasciare Toledo. Ci sono alcune cose, come il mio taccuino o il fermacarte d'argento sul quale ci sono incise le mie iniziali, dalle quali non mi separo mai. E non lo avrei fatto nemmeno questa volta. E con la borsa a tracolla e il Cantar de Mio Cid stretto sotto il braccio, attendo che Amaranta mi conduca di nuovo al negozio di lame. Pronto ad abbandonare la mia vita, per non farvi forse più ritorno, ma consapevole che ci fosse qualcosa di grandioso ad attendermi.

martedì 1 febbraio 2011

CAPITOLO SECONDO

Ella è forse...uno spettro? Dio, aiutami sto impazzendo! Ma che cosa mi succede, tutto ciò è irreale, non può essere vero! I miei occhi non riescono a staccarsi da quella figura che solo io riesco a vedere. Ho fatto cenno al proprietario del negozio di notare la ragazza, ma lui prosegue a blaterare in spagnolo e ha preso a guardarmi di traverso come fossi davvero pazzo.
La figura, nonostante mi incuta timore, è davvero bella a vedersi e per qualche istante resto a fissarla quasi estasiato. Forse è solo una visione dettata dalla mia stanchezza, dal senso di torpore ed estraneità che mi ha dominato fino ad ora....forse tra qualche istante sparirà...
Chiudo le palpebre serrandole con molta forza. Ma quando le riapro lei è ancora lì, in tutta la sua inquietante magnificenza. E sebbene la sua figura abbia i contorni indefiniti e somigli molto a una diapositiva sbiadita, la vedo indicarmi chiaramente il libro che poco fa ho aperto.
Un pensiero assurdo mi balena alla mente, ovvero che siano state proprio quelle righe da me stesso lette a farla apparire. Ma ciò è impossibile, questo va oltre l'umana concezione del vero e della realtà. Episodi simili si trovano solo nei libri e forse io stesso ne ho scritti qualcuno nella mia adolescenza.
Riprendo a sudare anche se l'aria all'interno del negozio è molto fresca. Mi passo una mano sulla fronte mentre il proprietario del negozio prende a rivolgermi delle parole in spagnolo che non capisco, ma il suo tono al contrario è inconfondibile: vuole che me ne vada immediatamente. Forse lo sto spaventando col mio comportamento. Guardo prima lui, poi la porta d'uscita che mi sta indicando, la visione che ho davanti e infine il libro. Dio, che devo fare? Non posso uscire di lì e dimenticare tutto, una parte di me mi impone di non farlo. Faccio un profondo respiro e alla fine sono i miei muscoli a muoversi e a dettare quelle azioni che mi porteranno a vivere l'avventura più grandiosa della mia vita, la quale segnerà per sempre la mia esistenza. Lancio un'ultima occhiata alla figura che non accenna a svanire, e scatto in avanti. Sotto gli occhi del proprietario che continua ad inveire contro di me alzando il tono della voce, afferro il libro con entrambe le mani. Non so cosa sto facendo, so solo che tremo in maniera vistosa di eccitazione e timore per quella mia azione avventata. Sono sempre stata una persona piuttosto posata nei modi e nelle azioni.  Se uno dei miei conoscenti mi vedesse in questo momento, direbbe che quel ragazzo che sta per rubare quel libro non sono io.
Eppure non mi sono mai sentito così vivo in vita mia come in questo istante. Il proprietario, che ha capito perfettamente le mie intenzioni, prova a bloccarmi ma io come un fulmine sfreccio via da quel negozio e sempre chiedendomi che diamine sto facendo, prendo a correre per le vie di Toledo, che sembra osservarmi dall'alto dei suoi secoli di storia e magia. E la città mi assiste in quel mio atto folle.
Senza mai fermarmi, col libro stretto tra le braccia e la visione di quella bellissima fanciulla stampata nella mente, arrivo al mio albergo, che si affaccia sul fiume Tago. Salgo in camera mentre spero che nessuno degli inservienti mi fermi per chiedermi qualcosa. Ho come l'impressione che già tutti sappiano di quel mio furto, ma forse questa sensazione è dettata dalla paura di essere preso e arrestato.
“Bel lavoro, Lorenzo!” mi rimprovera ora la parte razionale della mia mente. Entro nella mia camera e solo ora mi rendo conto di quello che ho fatto veramente. Ma che mi è saltato in testa? Sono oltremodo confuso e spaventato. Con le gambe tremanti per il terrore e la corsa mi siedo sul letto, gli occhi fissi su quel libro. Preferisco non guardarmi attorno, perché è tanta la paura di tornare a vedere quella visione...stupenda si, ma inquietante.
Ho bisogno di aria. Mi rialzo subito e con libro incollato al petto esco fuori sulla veranda. Forse è meglio ripartire subito, così da evitare l'ira del proprietario del negozio che di certo avrà subito avvertito del mio furto le autorità della città.
Ma gli occhi mi cadono di nuovo sul libro, attirati come se quello fosse una calamita. E di nuovo lo apro, col cuore che batte forte contro le costole. Mi ritrovo a leggere di nuovo delle righe a caso, e m'accorgo con mio enorme stupore che la mia pronuncia spagnola è perfetta.
Questo libro mi ha atteso per secoli. E' questo il pensiero che mi martella nella mente. Il destino mi ha atteso pazientemente lì a Toledo. Per secoli.



“ E’ qui che sono nata, cresciuta e anche sofferto gli ultimi anni della mia vita. Ora c’è questo meraviglioso hotel, ma un tempo vi sorgeva la mia dimora. Un meraviglioso castello che assomiglia vagamente a questo parador, ma offriva lo steso panorama mozzafiato di Toledo”.
Il ragazzo sbianca e per poco non sviene. Ne deduco che ha perfettamente udito la mia voce e, finalmente, si rende conto che quello che sta vivendo non è un sogno. Allento la stretta al corrimano di legno della terrazza e mi volto per offrirgli un sorriso rassicurante che non ottiene l’effetto sperato. Non parla e continua a guardare il libro consunto dal tempo, come se volesse cancellarmi dalla sua mente. Non volevo che rubasse il Cantar de mio Cid però a pensarci bene non poteva neppure comprarlo, gli sarebbe costato una fortuna! Così non solo sono perseguitata nel 1650 ma ora lo sarà anche il mio presunto salvatore nell’epoca attuale. Cosa inventiamo? Mi siedo sulla poltrona in vimini posizionata di fronte a lui e tento un approccio più umano.
“ Mi chiamo Amaranta Molina, ho venticinque anni e sono stata condannata per stregoneria. Tra poche settimane brucerò sulla forca nella piazza principale di Toledo. Non mi salverà certo il mio titolo nobiliare perché non è stato di aiuto né a mia madre, né a mia nonna. Sono finita nella tua epoca per una strana coincidenza. E’ una storia lunga, ti dico solo che il mio secolo di appartenenza è il seicento  e se tu sei disposto a darmi una mano dovrai seguirmi in quell’epoca. Tutto avverrà grazie a questo libro e alla spada che hai ammirato questo pomeriggio nel negozio… dovremmo rubare anche quella. Non c’è altra soluzione. Forse potresti riuscire a salvarmi, ma spetta a te la scelta, io posso solo chiederti aiuto”.
Cerco di non piangere ma sento gli occhi umidi. Li chiudo e avverto la sua mano sfiorarmi i capelli. Un fremito percorre il mio corpo e quando lo guardo lui mi sta rivolgendo un sorriso rassicurante.
“ Sono secoli che vago per le strade della mia città. Non sapevo quando saresti arrivato, ma quando ti ho visto non ho avuto dubbi; eri tu, la mia unica salvezza! Ho assistito ai lenti cambiamenti che il tempo ha impresso a Toledo pur non deturpando la sua bellezza originale. Nessuno mi ha mai vista e neppure io avevo la facoltà di potermi specchiare. Quando hai preso in mano questo volume ho iniziato ad avvertire la pesantezza delle mie braccia e sono riuscita a scorgere la mia veste lacera. Dimmi, tu come ti chiami? Da dove vieni? Non ti chiedo se sei disposto a credermi, i tuoi occhi mi hanno già risposto”.


lunedì 31 gennaio 2011


Capitolo primo

Toledo. Ho lasciato che un'agenzia di viaggi decidesse per me; in fondo il posto non è ciò che più mi preme quanto lasciare la mia casa e l'Italia per qualche tempo.

Lasciarmi alle spalle la mia vita, o per lo meno tutto quello che ho fatto fino ad oggi. Non sarà una vacanza di piacere la mia o una breve gita fuori porta, anche se è che questo che ho fatto intendere alla mia famiglia. Loro non capirebbero la necessità che ho di ritrovare quella che chiamo la “concentrazione ispirata”, qualcosa di molto simile alla felicità che mi permette da sola di...scrivere.
In molti mi definiscono “scrittore” ma lo fanno per canzonarmi, ne sono consapevole. In realtà ho pubblicato soltanto un paio di opere ed entrambe con case editrici “minori” ottenendo le mie piccole soddisfazioni; ma il rispetto per ciò che faccio è tutt'altra cosa. Per uno scrittore è tutto.
Ho lasciato che la mia mente divagasse per tutta la durata del viaggio; volare mi rilassa anche se mi provoca all'arrivo un'inevitabile mal di testa. Non sono mai stato in Spagna; è una terra a me totalmente sconosciuta e immaginare l'ignoto, quello che mi accadrà una volta giunto lì, mi affascina e mi incute timore assieme.
Una settimana all'insegna della libertà e del relax; una settimana per cercare un senso alle cose e alla mia esistenza.

Ed è così che mi sento quando arrivo all'aeroporto di Madrid: un uomo nuovo, al quale si aprono diversi orizzonti. L'Italia è alle mie spalle e le preoccupazioni con essa. Sorrido ad ogni persona che incontro, perché so che ognuno di loro ha un destino che potrebbe allacciarsi col mio e questa gamma di infinite possibilità è eccitante. Mi sento un bambino, mi sento rinascere.
E questo entusiasmo mi spinge a non perdere tempo, che è diventato all'improvviso vitale per me, e nonostante mi dispiaccia non poter fare un giro nella capitale spagnola, vado subito alla ricerca di un auto da noleggiare e arrivare in tal modo a destinazione. Toledo mi sta aspettando, lo avverto nelle ossa quasi come un brivido.

E' quasi il tramonto quando poso per la prima volta piede nella “città delle spade”.
Farei subito una veloce escursione per le vie del centro storico, ma come previsto un'emicrania terribile mi costringe a cercare il mio albergo; una bella doccia una cena e una lunga dormita mi rimetteranno in sesto.

*****
Cammino per queste strade strette e ripide da secoli ormai. Toledo è diventata parte di me. Il sangue scorre nelle mie vene come il fluire lento e pacifico del fiume Tago che abbraccia questa antichissima città. Si narra che i suoi fondatori siano stati i romani, e quale altro popolo poteva gettare le basi di tanta bellezza? Ma io non ricordo molto di quel periodo anche se nella mia famiglia ho sentito narrare storie bizzarre, ma non posso esserne certa. La mia stirpe è nata proprio in quegli anni ed ha attraversato secoli di storia senza alcun problema, fino a quando non è scoppiata la folle mania dell’inquisizione. Mia nonna, mia madre e mia zia sono finite su rogo con l’accusa di stregoneria ed io dovrei unirmi a quel triste destino…se, prima non troverò l’uomo che mi salverà dal fuoco eterno! Tra poco lui sarà qui, a Toledo. La mia mente veggente mi dice che arriva dall’Italia e che solo lui sarà in grado di aiutarmi. Mi siedo davanti la cattedrale e guardo le persone che si godono questa meraviglia architettonica. Nessuno mi vede. Ma io assaporo il loro stupore e ascolto i commenti. Ammalia ogni visitatore questo luogo. Io non voglio abbandonarlo. Qui sono nata ed è qui che voglio vivere o morire. Tengo la mente occupata per non sentire le urla delle donne che bruciano sul rogo attizzato proprio in questa piazza. Davanti ai miei occhi vivono due epoche: quella presente, di cui non faccio parte, e il 1650, anno della mia presunta morte. Mi chiamo Doña Amaranta Molina, ho venticinque anni e sono nobile di nascita, oltre che strega per discendenza materna.



La prima notte a Toledo è funestata da incubi. Sogni che non so spiegarmi, visioni di fuochi e fiamme, grida strazianti, e.....il viso di una ragazza. Ella soffre, anche se silenzioso riesco lo stesso a sentire il suo pianto disperato. E quando sto per chiederle chi sia e qual è il suo nome, mi sveglio madido di sudore, quasi scioccato da quelle immagini.
Colpa forse del mal di testa della sera precedente, o della cattiva digestione del cibo di una nuova cucina. Deciso a dimenticare quelle visioni oniriche, mi preparo velocemente per uscire.
Toledo m'aspetta....
Più che uno scrittore decido di essere un turista in tutto e per tutto. Piantina della città in una mano, macchinetta digitale nell'altra. La mia creatività me ne sarà grata, lo sento.
La cattedrale della città m'accoglie quasi minacciosa con la sua facciata gotica. Resto a fissarla per qualche istante, isolandomi da tutto il resto, completamente rapito dai secoli di storia che mi sono di fronte. Il posto è affollato, gente di ogni lingua e razza mi passa affianco e immerso in quella nuova realtà mi sento finalmente parte di qualcosa, parte del mondo.
Tuttavia qualcosa mi costringe a voltarmi, come richiamato da qualcuno. Non so spiegarlo con le sole parole, ma è come se le immagini del sogno di quella notte si fondessero per un istante solo con la realtà che mi circonda. Ho un lieve capogiro, ma quella sensazione di vertigine passa subito per mia fortuna. Complice forse il caldo di quella giornata d'estate, un senso di spossatezza s'impadronisce dei miei muscoli e mi spinge a muovermi da lì. Vedrò la cattedrale in un altro momento. Ora ho bisogno di cercarmi un posto all'ombra, poco affollato e rumoroso.
Fiamme grida e il volto di una donna.....
Ho decisamente bisogno di bere qualcosa...
Risalgo una delle stradine della città alla ricerca quasi disperata di un bar; gli edifici sembrano tutti uguali se non li si osserva con attenzione, e il senso d'abbandono che mi ha pervaso mi dà quasi la sensazione di essermi perso.
I miei passi mi portano davanti a un negozio che esibisce in vetrina un numero imprecisato di spade e coltelli. Resto a fissare quelle lame senza un motivo preciso.
Lorenzo che cos'hai?”... mi sembra quasi di sentire la voce dei miei pensieri parlare come fosse al mio fianco.
C'è qualcosa non va, nell'aria tutt'attorno a me. L'atmosfera di Toledo così pregna di storia mi procura una sensazione paragonabile alla perdita dei sensi. Sarei forse svenuto lì di fronte a quel negozio senza nemmeno accorgermene.
L'idea di partire da solo in una città sconosciuta in questo preciso momento non mi sembra più così grandiosa.
Meglio entrare nel negozio; la frescura dell'aria condizionata di cui spero sia provvisto mi aiuterà a togliermi finalmente questo terribile senso di abbandono. Come se la mia mente e la mia anima volessero lasciare il mio corpo......come se io non appartenessi più a quel tempo, a quello spazio.

Varco la soglia di quel negozio inconsapevole ancora che non vi sarei più uscito.



Non fatico a scorgerlo tra i turisti intenti a fotografare ogni angolo della città. Lo vedo subito anche se è di spalle. Ha qualcosa di ingombrante in mano. Mi sembra una macchina fotografica…se così si chiama quel marchingegno che tenta di riprodurre la realtà. Al mio tempo c’era bisogno di un abile pittore, oggi, basta schiacciare un pulsante. Mah! Non posso perdermi in pensieri futili, devo assolutamente entrare nel negozio insieme a lui. Anzi, devo esserci prima che lui compri qualsiasi cosa! La bottega di don Raimundo ha attraversato quasi sei secoli, forte delle sue splendide lame che lo hanno reso famoso nelle corti di tutta Europa. La spada di mia nonna è in vendita da troppo tempo ormai. Grazie al cielo il prezzo richiesto è esorbitante e nessuno sarà mai interessato ad acquistarla, tanto meno questo ragazzo italiano. Devo fare di tutto perché apra il libro esposto al fianco del prezioso cimelio di famiglia. E’ un’antichissima copia del Cantar de Mio Cid che avrà il potere di rendermi visibile solo se lui, il prescelto dal Destino, lo aprirà. Non è in vendita quindi devo trovare una scusa perché attragga il suo interesse. Certo non sarà facile fargli cadere lo sguardo su un volume consunto dal tempo nel mezzo ad un’allettante e curiosa esposizione di lame. Attraverso la porta… Non ho alcun bisogno di aprirla, sono uno spirito! Lui si volta e per la prima volta dopo un’eternità maledico il fatto di esserlo. Vorrei specchiarmi nella vetrina per controllare il mio aspetto ma non posso farlo. Sono aria, inconsistente, invisibile e disperata. Lui è bello, talmente tanto da togliere il fiato. Questo complica la situazione. Il cuore non deve accelerare i battiti e , invece, lo sta già facendo. Sono in preda al panico e non guardo neppure dove sto mettendo i piedi, ho gli occhi ammaliati dal suo fisico prestante, i capelli ondulati e di un corvino così lucido da sembrare dipinto su tela. Sta esaminando un tagliacarte inciso sullo stile seicentesco. Inavvertitamente colpisco con un fianco proprio il Cantar de Mio Cid che cade a terra sotto lo sguardo attonito del proprietario del negozio. Il cliente è troppo distante per averne causato la caduta….


E arriva anche la nausea ora a darmi tormento. Deve essere stato il viaggio in aereo, non può esserci altra spiegazione. Faccio dei profondi respiri sotto gli occhi del proprietario del negozio, che mi ha salutato nella sua lingua madre. Io ho risposto solo con un cenno della mano e non perché non sono in grado di farlo in spagnolo; il mio attuale stato di disorientamento mi impedisce anche di parlare. Fortuna che trovo un poco di refrigerio nella frescura del negozio; se non altro smetterò di sudare come se avessi il fuoco sulla pelle. Forse ho qualche linea di febbre. Più che un negozio di spade avrei bisogno di una farmacia in quel momento. Il proprietario del negozio non mi degna di uno sguardo intento com'è a riordinare alcuni oggetti sul bancone. Ripongo nello zaino ciò che ho tra le mani, la cartina della città e la macchinetta fotografica, e sto per formulare nella testa una frase in spagnolo da rivolgergli per chiedergli dove posso trovare una farmacia lì vicino, quando gli occhi mi cadono sulle numerose lame esposte sotto il vetro delle teche di legno, disposte in fila su tre delle pareti del negozio. Ce ne sono davvero per tutti i gusti; i prezzi devono dipendere dalla grandezza e della manifattura delle singole lame, e forse anche dai secoli che hanno attraversato. Mi soffermo a guardarne qualcuna, in maniera distratta e approssimativa, dimenticando in tal modo il senso d'abbandono che mi ha pervaso fino ad ora.
Toledo dev'essere davvero la città magica che tutti dicono sia. E forse la magia sta proprio nella sua atmosfera che t'ammalia e ti cattura, estraniandoti addirittura da te stesso.
Ma un tonfo alle mie spalle mi fa voltare di scatto. Un libro è caduto sul pavimento, e dall'espressione interrogativa del proprietario del negozio capisco che quel rumore ha fatto sobbalzare anche lui. Lo sento dire qualche parola che non capisco, ma prima che sia lui a fare il giro del bancone e a recuperare il libro, mi muovo io. Molto velocemente mi piego per sollevare il libro da terra. Cantar de Mio Cid leggo scritto in caratteri cubitali e incisi con lettere dorate sulla copertina. Deve essere un libro molto antico e averlo tra le mani mi procura un'insolita sensazione di benessere. D'un tratto il mio senso di spossatezza viene cancellato via, come se quelle pagine ne fossero state inspiegabilmente la cura.
Troppe cose che definirei “strane” mi stanno accadendo. Forse meglio lasciare il libro sul bancone e scappare via, prendere le mie cose in albergo e tornare in Italia, alla mia solita ma confortante routine.
No. Qualcosa me lo impedisce, qualcosa m'impedisce di muovermi da lì. Il proprietario del negozio mi rivolge un paio di frasi in spagnolo che non capisco. Senza prestargli ascolto apro il libro alla sua metà esatta. Vi leggo scritta una sorta di poesia in spagnolo, dei versi che sebbene non capisco leggo facilmente con gli occhi.

Sapete cosa è il destino? Destino è compiere un'azione che siamo certi ci porterà da qualche parte. E sicuro nel leggere quelle righe scritte con inchiostro nero a mano da una calligrafia ordinata ed elegante, ho scelto il mio destino. O forse è il destino che è venuto a reclamarmi...
Sollevo gli occhi da quella pagina e ciò che vedo mi turba così tanto che il libro mi cade di nuovo dalle mani e sono costretto ad indietreggiare. Il proprietario del negozio esprime il suo disappunto rivolgendomi ancora parole che non posso capire; ma io non lo sto nemmeno ascoltando.
Sono completamente catturato dalla visione che mi si è presentata davanti agli occhi. Sto forse sognando? Chi è la giovane che è appena apparsa davanti a me? Il proprietario del negozio continua a blaterare in spagnolo e raccoglie da terra il libro riponendolo al suo posto. Se ne torna poi dietro al bancone, parlottando tra sé, senza degnare di uno sguardo quella giovane.....
Capisco in tal modo che lui non vede, o finge di non vedere, ciò che vedo io. Cos'è uno scherzo? Una burla per turisti?
- Tu...- faccio per dire alla ragazza ma le parole mi muoiono in gola.
Sto impazzendo. Non può esserci altra spiegazione.

Mi sta indicando. Gli trema la mano. Il proprietario è appena passato al mio fianco per posizionare il libro al suo posto. Mi avvicino lentamente mentre lo vedo sbiancare in faccia e piccole gocce di sudore solcano la sua fronte abbronzata. Sono così poco presentabile? Abbasso lo sguardo sulla mia veste e riesco a scorgerla. Dopo secoli di assoluta inconsistenza fisica inizio a percepire anche il suo colore sbiadito. Se non sbaglio un tempo doveva esser di un azzurro acceso, ora, invece, sembra di un bianco sporco. Tutto questo ha un solo significato: è davvero lui, il prescelto! Allungo le braccia, ma quelle sono ancora invisibili. Siamo solo a metà dell’opera. Deve assolutamente portare via il Cantar de mio Cid dal negozio o tra poco svanirò nel nulla….come faccio a farglielo capire? Non mi sembra un gran cavaliere e il negoziante continua a blaterare alle mi spalle. Se urla o gli dice qualcosa di me lo reputerà un pazzo per gettarlo a pedate fuori dalla bottega. Non può ancora sentire la mia voce, ma se apre di nuovo il romanzo epico….allungo di nuovo la mano e indio il volume elargendogli uno dei miei sorrisi più ammalianti, almeno credo. Sono secoli che non mi specchio…