lunedì 30 maggio 2011

OTTAVO CAPITOLO

Ci mancava anche Ramón a rovinare l’atmosfera rilassata che si era venuta a creare. Senza dire una parola mi avvicino ai bordi del laghetto e afferro i vestiti. Esco dall’acqua e cerco di dare un senso alla mia capigliatura arruffata.
“Avvicinati a quell’albero e nasconditi dietro il tronco. Conosco quest’uomo ed è bene che lo affronti da sola”.
Lorenzo mi guarda senza rispondere, ha la faccia allibita e spaventata al tempo stesso. Lo vedo avvicinarsi alla sponda e con il chiarore della luna scorgo la sua sagoma posizionarsi nel luogo da me indicato. I cani continuano ad abbaiare, ma quando annusano il mio odore le loro code prendono a scodinzolare festanti.
“ Amaranta cosa ci fai qua? Sono due giorni che ti cerchiamo?”
Mi aggiusto la gonna e tento di assumere un tono sicuro. Accarezzo la testa al levriero grigio che sta strusciandosi alle mie gambe.
“ Vorrei ricordarti che questa è casa mia… Tu, piuttosto cosa ci facevi a quest’ora nel parco?”
Si avvicina e mi scruta con attenzione.
Allunga una mano e la passa tra i miei capelli zuppi. Non mi ritraggo, ma provo un certo fastidio.
“i tuoi genitori erano allarmati e mi hanno cercato per sapere se tu fossi venuta a trovarmi.. ma dove eri finita?”
“In giro.. “
Scoppia a ridere e mi trascina verso una panchina di pietra. Tenta di abbracciarmi, ma io mi divincolo con decisione.
“ Che razza di risposta è mai questa? E perché non vuoi che ti abbracci? Tra pochi mesi sarai mia moglie!”
A quelle parole rabbrividisco. Alla luce della luna piena il suo viso è attraente e la sua espressione trasmette fierezza eppure non sento battere il cuore.
“Avevo bisogno di starmene da sola per cercare una possibile soluzione per evitare la forca…”
Lo sento sospirare ma non mi volto. Con la coda dell’occhio controllo che Lorenzo sia sempre dietro il vecchio albero però il buio mi impedisce di vederlo. I cani si sono assopiti ai nostri piedi, sembrano non aver fiutato il suo odore.
“ …chissà se riusciremo a sposarci.. la condanna è ancora in vigore..non c’è alcuna via di scampo”



Ubbidisco all'ordine di Amaranta e mi nascondo dietro il tronco dell'albero, uscendo a malincuore dall'acqua. Con lei, in quel lago, ho provato una sensazione che da tempo credevo di aver perduta. Ma siamo stati interrotti troppo presto, così non ho potuto capire bene di cosa si tratti. E forse, almeno per il momento, è meglio così. Zuppo dalla testa ai piedi, e privo ancora dei miei vestiti, mi rintano dietro l'albero e osservo l'uomo sopraggiungere, sento l'abbaiare dei cani, e temo per l'incolumità di Amaranta. Ma in fondo quel tempo è suo e di certo sa giostrarsi meglio di quanto non lo saprei fare io. Noto che i miei vestiti sono ancora gettati alla rinfusa sul margine del laghetto. Spero che quell'uomo non se ne accorga e soprattutto che i cani non annusino il mio odore scovandomi. Come avrei giustificato la mia presenza altrimenti? Non mi resta da fare altro se non aspettare ed ascoltare ciò che Amaranta e quell'uomo si dicono.
Non mi piace; mi basta un'occhiata più attenta per capire che di quell'uomo non mi fido.
E quelle parole...”Tra pochi mesi sarai mia moglie..”
Il mosaico della storia di Amaranta si fa sempre più fitto ed io sono sempre più confuso. In un tempo che non è mio, tra persone che non crederebbero mai da dove provengo, che cosa ci faccio io? Il dubbio su quello che ho fatto mi assale prepotente. Se solo riuscissi  a raggiungere i miei vestiti..
Mi muovo con estrema lentezza, sperando che i cani almeno non mi fiutino. Per fortuna Amaranta ha portato il suo “futuro sposo” a sedere un poco lontano. I miei piedi scalzi calpestano quel suolo terroso senza produrre alcun rumore. Quando mi avvicino finalmente ai miei indumenti li afferro velocemente per poi voltarmi e tornamene nel mio nascondiglio. Mi rivesto in fretta; semmai qualcuno mi scoprisse di certo non posso farmi trovare quasi del tutto nudo. Sono indeciso se restare lì o se presentarmi. Ma cosa avrei detto? Posso forse fingere di essere un viaggiatore proveniente da terre lontane in cerca di ospitalità. In fondo è vero...
Ma alla fine decido di attendere per poi pentirmene subito dopo.
Alle spalle mi sopraggiunge un uomo, forse uno sgherro di quello che ora sta parlando con Amaranta. Mi punta la lama della sua spada alla schiena. Dannazione...
- Muoviti.- mi comanda costringendomi ad uscire allo scoperto.- Ramòn guarda chi abbiamo qua stasera!
Alzo le mani in segno di resa e non posso fare altro se non inventarmi qualcosa e stare al “gioco”.
- Perdonate la mia intrusione.- dico senza guardare Amaranta- Ma sono un viaggiatore e ho perduto la strada. Se vi reco disturbo perdonatemi, raccoglierò subito le mie cose e tornerò in cammino anche se le strade di Toledo sono irte di pericoli la notte. Se invece vorrete ospitarmi saprò ricompensarvi a dovere.
Cerco di mostrarmi sicuro di me. Ramòn, dopo aver lasciato Amaranta seduta sulla panchina, mi si avvicina scrutandomi. Più che un viaggiatore devo parergli un alieno per come sono vestito. Ma forse questo può andare a mio vantaggio; dà credibilità alle mie parole. L'uomo mi osserva con disgusto. Non sa ancora che anche io lo disprezzo per un motivo del tutto differente. Poi mi rivolge un sorriso di scherno.
- Questa è la casa della mia signora.- dice- Facciamo decidere a lei.
E poso gli occhi su Amaranta che sto bene attento a fingere di non aver mai visto in vita mia. Questa donna mi procurerà tantissimi guai lo sento; ma chissà per quale motivo sono pronto a correre qualsiasi rischio..

giovedì 21 aprile 2011

SETTIMO CAPITOLO

Il castello sorge sulle alture dove oggi risiede lo splendido Parador di lusso. Che tristezza pensare che il tempo e l’uomo distruggeranno questa splendida dimora. Quando arriviamo ai suoi cancelli è già buio e le torce che illuminano il parco sono quasi esaurite. Lorenzo inciampa sui mattoncini del vialetto principale. Sembra stordito, confuso e anche impaurito. Stringo la sua mano che, nonostante la brezza serale, è fredda e inerme. Risponde alla stretta e mi sorride, ma il terrore alberga ancora nei suoi occhi azzurri.
“ Vieni, sbrighiamoci che il parco è molto grande e per arrivare al portone d’entrata dobbiamo fare ancora molta strada”.
Non risponde. Si limita a sorridere seguendomi mentre si guarda intorno incuriosito.
“ Entreremo dalla porta di servizio. La cuoca a quest’ora starà lavando i piatti. Stai tranquillo, per questa notte ci accomodiamo con la servitù. Domani avremo tutto il tempo per farci vedere insieme e fare le tue dovute presentazioni alla mia famiglia”.
Sto quasi ansimando per la fretta con cui avanziamo. Mi blocco all’improvviso nello scorgere il laghetto dove trascorrevo molto tempo a leggere o anche solo ad ammirare la natura circostante. Lo raggiungo e mi inginocchio per immergere le mani nell’acqua. E’ fredda quanto basta per darmi un po’ di carica. Senza pensarci su mi tolgo la gonna e, rimasta con la sola camicia, mi immergo in quelle acque sotto lo sguardo allibito di Lorenzo. Non è mia intenzione sconvolgerlo, eppure sentivo il bisogno di questo bagno ristoratore. Come se immergermi in questo laghetto potesse far tornare la mia testa indietro nel tempo e farmi dimenticare le immagini del mondo del futuro che assillano la mia mente.
“Togliti quei dannati jeans e assapora questo bagno. Non voglio mica sedurti!”.
Titubante segue il mio consiglio, senza però distogliere lo sguardo dal mio viso, come se avesse timore di guardare oltre…


Il paesaggio notturno mi incanta, e sento quel tempo già mio. Tengo stretta la mano di Amaranta e sebbene il mio viso esprima un'espressione tesa e disorientata, sento comunque che mi abituerò presto a quel cambiamento. Quando poi lei mi conduce verso quel lago e si spoglia, allora per un attimo dimentico chi sono e dove sono.
In Italia, nel “mio” tempo, ho avuto solo brevi storie con ragazze che ammetto di non aver avuto difficoltà a dimenticare. E mai nessuna di loro ha mai osato tanto, nessuna di loro è mai stata così intraprendente. Amaranta è diversa, e non solo perché appartiene a un passato nel quale sono stato gettato alla rinfusa.
Togliermi i jeans...non me lo faccio ripetere. Getto a terra sull'erba umida tutto ciò che reco con me, libro e spada mistica, per poi liberarmi velocemente dei vestiti. Mi sento libero come non lo sono mai stato in vita mia. Mi sento me stesso, lì in un luogo e in un tempo che non m'appartengono. M'immergo nelle acque fredde rabbrividendo e mi basta poco per raggiungere Amaranta, la quale prende a giocare con l'acqua battendo le mani sulla superficie in modo tale da schizzarmela sul viso. E' incredibile come mi senta a mio agio con lei; come se ci conoscessimo da tempo, da sempre. Ride gioiosa; sembra che le preoccupazioni per ciò che dobbiamo affrontare siano lontane da noi.
- Ah si, è questo che vuoi?- le dico avvicinandomi di più a lei.
L'afferro per un braccio e faccio per spingerla sott'acqua e continuare così quel gioco che lei ha iniziato, ma mi trovo così vicino ai suoi occhi che ne resto incantato. E mi blocco. Ogni mia facoltà si arresta. La fisso tornando serio e solo allora mi rendo conto di quanto lei sia effettivamente bella, di quanto io sia stato fortunato ad essere stato scelto dal Destino. Lei mi fissa a sua volta, e restiamo per qualche istante immobili nell'acqua senza parlare. La notte non confonde comunque i suoi lineamenti perfetti e armoniosi.
Poi delle voci concitate ci costringono a tornare alla realtà; per un brevissimo istante tutto si è annullato attorno a noi.
- Chi è là?- tuona la voce di un uomo seguita subito dall'abbaiare minaccioso dei cani.
Ci hanno sorpresi. E spero solo che quelli siano uomini del castello che torreggia sulle nostre teste. Intanto mi tengo pronto a scattare e raggiungere la spada lasciata ai margini del laghetto. Il mio compito è aiutare e proteggere Amaranta. Ed è ciò che farò, mi costasse anche la vita

mercoledì 30 marzo 2011

SESTO CAPITOLO

Non ho sentito dolore. Niente! Ho solo visto la lama che si avvicinava al mio costato e poi il buio ci ha avvolti. Dal tramonto del ventunesimo secolo a quello più cupo e tetro del mio tempo. Urla e grida popolano le strade di una Toledo libera da marchingegni moderni. Non me la ricordavo più! Osservo la taverna del Vino Tinto e gli uomini di bassa stirpe che barcollano davanti la sua entrata. Luogo di malaffare e di incontri femminili che per pochi danari donano un fuggevole piacere. Sento sospirare al mio fianco e mi volto di scatto. Lorenzo si asciuga la fronte e presenta una faccia bianca come un cencio appena lavato nelle acque del Tago. Impaurito e sollevato al tempo stesso. Il nostro disegno si è realizzato! Sorrido nel rendermi conto di quanto sia fuori luogo con quei jeans rattoppati e la camicia bianca, leggermente aperta sul petto.
“Dobbiamo trovare degli abiti più consoni a questa nuova situazione”.
Fa cenno di si con la testa e inizia a guardarsi intorno. Lo prendo per mano e le conduco per le strade debolmente illuminate da torce la cui fiamma danza a seconda del movimento del vento. Fa caldo e l’odore che arriva dalle latrine ai lati del fiume non è molto piacevole. Faccio una smorfia per allentare la tensione e lui cerca di sorridere, ma è visibilmente teso. Un bambino scalzo e vestito di cenci sporchi ci guarda incuriosito. Poi corre verso il padre, intento a parlare con un altro uomo, e gli strattona la povera giacca piena di toppe.
“Padre, padre, guardate com’è vestito quel cavaliere laggiù!”
Stringo la mano di Lorenzo e lo obbligo a seguirmi. Il mio passo è sostenuto e lui sembra seguirmi impaurito
“Presto! Raggiungiamo il mio castello o finiremo nei guai. Nella situazione in cui mi trovo non posso permettermi di attirare ulteriormente l’attenzione altrui”.
Mi segue in silenzio. Prima arriviamo a destinazione meglio è anche per lui.

La parola diversità non rende giustizia a questa realtà dove sono stato catapultato da una magia antica forse quanto l'uomo. Un mondo nuovo, seppur antico mi si presenta davanti agli occhi. Amaranta sta bene; non sembra aver sofferto quando le ho trafitto il cuore con quella lama mistica, e di questo ne sono sollevato. Se le avessi fatto del male, se qualcosa fosse andato storto durante il rito non me lo sarei mai perdonato. Invece tutto è andato come abbiamo sperato e ad accogliermi questa volta è una Toledo nuova, diversi sono gli odori le voci e le vie di una città che al contrario ho abbandonato da poco. Tutto ciò è assurdo, ma non ho tempo di fermarmi a riflettere sull'incredibile fenomeno del quale sono protagonista. Come Amaranta stessa mi ricorda, e come mi fa intendere quel bambino che mi indica, quel posto nuovo e antico può essere pericoloso per me, figlio dell'era moderna e tecnologica. Seguo Amaranta afferrando la sua mano, e non è solo paura quella che mi domina ma è anche curiosità verso tutto ciò che mi circonda.
Sono nella Storia, non quella che si legge nelle riviste e nei libri di scuola; nella Storia vera, in un tempo che non m'appartiene ma che sento mi ha accolto già come fossi un suo abitante. Questa idea mi elettrizza, ma quando scorgo da lontano degli uomini che avanzano nella nostra direzione vestiti di abiti che ho potuto vedere solo in qualche film, il mio istinto mi suggerisce di nascondermi e attiro in questo modo a me Amaranta. Ci rifugiamo in quello che sembra uno stretto vicolo senza sbocco tra due vecchie case. E solo in quell'istante, così vicino a quella ragazza che mi ha completamente stravolto l'esistenza, avverto il profumo e la pelle di Amaranta che non è più solo uno spirito incorporeo, ma una presenza reale e tangibile. Sussulto di fronte a quest'immagine e mi rendo conto di quanto sia effettivamente bella. Lei sembra guardarmi disorientata. Forse non può capire quanto questa situazione sia inconcepibile per uno come me, che ha relegato tutte quelle fantasie solo ai suoi scritti ritenendole impossibili. Invece la realtà mi ha smentito...
Imbarazzato e confuso lancio un'occhiata alla strada che sembra ora libera. Non sarei stato in grado di dare una spiegazione logica della mia presenza in quella città a nessuno. Senza lasciare la mano di Amaranta torno a camminare chiedendole dove si trovi il suo castello. “E' ora di tirar fuori il coraggio, Lorenzo” mi ripeto.
Nel mio tempo sono uno pseudo scrittore ancora sconosciuto, un sognatore, un illuso. Ma in questa nuova realtà mi appresto a divenire qualcosa che non avrei mai immaginato. Se tornerò o no ai miei giorni non è cosa della quale mi devo preoccupare ora. Amaranta e la sua vita hanno la precedenza.
Scorgo da lontano le mura imponenti di un castello. Non posso credere a quello che vedo...
Quella non è la mia fantasia, non è un sogno, né tanto meno un film. E lo dimostra l'aria che ora circola nei miei polmoni la quale lo sento, così leggera e frizzantina, mi sta rendendo già diverso. Il mio stesso sangue reclama da tempo questa nuova vita. Come fosse stato già tutto scritto....

lunedì 14 marzo 2011

QUINTO CAPITOLO





 Siamo arrivati al negozio pochi minuti prima della chiusura. Il sole non è ancora tramontato e la calura non accenna a diminuire. Avverto delle gocciole di sudore scendere lungo il mio collo, cerco di non prestarci attenzione, ma mi irritano. Alzo una mano per scostare i cappelli quando mi accorgo che Lorenzo è già entrato dentro. Lo seguo e appena vedo il proprietario imprecare e recarsi a grandi passi verso di lui sono in preda al panico. Non so cosa fare, ma devo agire prima che sia troppo tardi. Mia nonna mi aveva insegnato una litania latina che aveva il potere di bloccare le azioni della persona a cui era rivolta. Una specie di momentaneo congelamento. Cerco di ricordarla e la pronuncio in un sussurro mentre lo osservo con attenzione. Lui non può vedermi, ma io sì. Le parole fanno il loro effetto proprio quando Lorenzo afferra la spada. Sembra così inesperto e forse lo è. La sorregge con forza, ma tenendola a debita distanza da sé. Come non capire la sua paura? Poteva rifiutarsi di aiutarmi e invece si ritrova coinvolto in una situazione fuori dalla normalità. Mi seguirà nel passato. Non gli ho detto che non ho la più pallida idea di come farlo tornare in questa epoca. Se lo facessi potrebbe avere dei dubbi e decidere di abbandonarmi…Ammetto di essere egoista, però come potrei fare senza di lui? Ora mi sta guardando con il terrore negli occhi.
“Forza, seguimi. Dobbiamo raggiungere le sponde del Tago. Altrimenti l’incantesimo non avrà alcun effetto”.
Inizio a correre per le strade della città. Lo sento alle mie spalle. La gente si volta a guardarlo incuriosita e inconsapevole della mia presenza. Tra pochi minuti questo incubo sarà finito per iniziarne uno nuovo. Questa volta in un secolo davvero buio!

La seguo come se fossi la sua ombra, correndo come un folle per le strade secolari di Toledo. La gente resta a fissarmi meravigliata e incuriosita. Devo essere uno spettacolo davvero insolito per loro. Non possono vedere Amaranta dunque agli occhi dei passanti devo apparire come un pazzo che, con una spada sguainata, corro ridendo come uno stolto. In realtà il mio è un riso liberatorio. Ce l'ho fatta, anzi: ce l'abbiamo fatta. Abbiamo rubato la spada, non avrei mai creduto di esserne capace. Non sono più lo stesso Lorenzo che ha lasciato l'Italia solo il giorno prima, in una manciata di ore mi sono trasformato completamente. Ho iniziato a vivere dopo molto tempo. Adesso so quale è la mia strada, ho finalmente uno scopo nella vita oltre quello di scrivere.
Arriviamo presso il fiume che ho il fiato corto e il cuore che batte a mille. La mano tiene ancora salda la spada; non la lascerò per nulla al mondo. Mi guardo attorno e sembra non ci sia nessuno in quel punto. Meglio così, altrimenti che scusa avrei inventato? Amaranta è visibile solo a me, nessuno mi avrebbe creduto se avessi provato a raccontare la sua storia. O quello che stavo per fare.
Guardo la ragazza negli occhi, occhi che esprimono bellezza ma anche timore. Anche lei ha paura di quello che accadrà nel momento in cui compiremo il rito. Entrambi non sappiamo ancora a cosa andremo incontro.
Faccio dei profondi respiri per regolare il fiato e poso quindi gli occhi sul suo petto, lì dove batte il suo cuore. O per lo meno batteva una volta, molti secoli fa...
Ho qualche dubbio, una marea di domande mi assalgono ma è meglio se non presto loro attenzione se non voglio essere preda del  ripensamento. Oramai è troppo tardi per tornare indietro.
- Sei pronta?- le chiedo.
Ho paura di farle del male. So che è uno spettro, una presenza d'altri tempi che forse non prova dolore, ma il sospetto mi viene lo stesso. Aspetto che lei mi faccia un cenno con la testa, un gesto che mi convinca ad agire. Mi lancio un'ultima occhiata attorno, faccio ancora un lungo sospiro e impugno la lama con entrambe le mani questa volta, in orizzontale. Miro al cuore, o per lo meno là dove dovrebbe essere. I rumori della città fanno da sottofondo a quel particolare momento. Mi ritroverò di nuovo a Toledo lo so, ma sarà una Toledo diversa; il mondo stesso sarà cambiato.
E' il mio momento, quello che forse aspettavo da una vita senza nemmeno saperlo. Socchiudo gli occhi mentre avanzo verso di lei, e come se i miei muscoli si muovessero da soli porto la lama nel suo petto, trafiggendolo con una mossa secca sicura e precisa. Sposto allora gli occhi sul suo bel viso per vedere se sta bene, se le ho provocato dolore mentre tutto intorno a me inizia a mutare.
Il nostro destino sta per compiersi. E io lascio il mio tempo senza alcun rammarico

mercoledì 23 febbraio 2011

CAPITOLO QUARTO

Cosa sta facendo? Dal bagno avverto dei rumori nella camera ma non mi muovo. Sono sprofondata nell’acqua calda e profumata che mi avvolge nella vasca regalando un po’ di sollievo alle mie membra. Nel seicento non era immaginabile un lusso del genere neppure per le famiglie nobili. Farsi il bagno spesso significava scottarsi con l’acqua bollente o congelarsi in qualche fiume. Chiudo gli occhi e ripenso a questo ragazzo. Bello e gentile. Trattengo il respiro e immergo la testa sotto l’acqua come a voler cancellare l’immagine della sua faccia sorridente. Ma non ci riesco. Se resto ancora qualche minuto in questa posizione rischio di addormentarmi. Mi alzo di scatto e avvolgo i miei lunghi capelli nel telo di lino adagiato sul lavandino. Mi accorgo che è trascorsa quasi un’ora senza che me ne rendessi conto. Prendo l’accappatoio e mi asciugo con cura. Se non avessi osservato i lenti e continui cambiamenti delle abitudini umane, ora non saprei dove mettere mano. Invece sono stata spettatrice silenziosa di un mondo in continua evoluzione senza che nessuno riuscisse ad avvertire la mia presenza…Ma ora c’è lui. Sento una porta che si chiude e dei passi veloci sul parquet. In preda al panico afferro lo scopino del water e solo quando lo impugno come fosse una spada realizzo che io sono solo uno spirito e nessuno può vedermi né ferirmi, tranne lui. E non posso neppure difenderlo da un eventuale attacco. Esco lentamente dal bagno e sbircio la stanza per scoprire che è proprio lui il misterioso ospite. Mi sorride e appoggia un pacchetto sul letto
“E’ per te. Non sono molto bravo nel fare regali, ma ho pensato che avessi bisogno di biancheria e abiti puliti..insomma ho acquistato un completo intimo e un abito in stile gitano. Un po’ colorato, ma l’unico con una gonna ampia come sei abituata ad indossare nel tuo tempo”.
Sono senza parole. Nessuno aveva mai avuto un pensiero così carino nei miei confronti. Il reggiseno e lo slip sono molto casti mentre l’abito è vivace e solare, proprio come piace a me. Quest’uomo mi darà delle belle soddisfazioni, me lo sento! 

Amaranta sembra non voler uscire più dal bagno. Io non oso bussare ed entrare e ne approfitto per prendere una boccata d'aria e distendere i pensieri. Lascio la stanza, il parador, per incamminarmi verso un luogo imprecisato. Ho bisogno di riflettere. La paura che il proprietario del negozio mi stia ancora cercando mi costringe a non allontanarmi troppo. Meglio essere prudenti. Ripenso ancora a quanto mi sta succedendo, e mi ripeto che è tutta una follia. Possibile che al mio ritorno la ragazza non ci sia più. Forse è stato tutto un sogno. Nonostante questo non riesco a trattenermi quando passo di fronte a una vetrina che esibisce meravigliosi abiti da donna. Entro nel negozio e compro alcune cose in tutta fretta; ora sono ansioso di tornare da lei...da quello che sembra un miraggio a occhi aperti.
Risalgo in camera e le consegno ciò che ho comprato, sperando che le piaccia. E' la prima volta che regalo vestiti simili a qualcuno. E' la prima volta che vivo un'esperienza simile in vita mia.
Cerco di non fissarla troppo intensamente. Non sono timido in genere con le ragazze, ma lei mi procura delle sensazioni uniche che non saprei spiegare con il solo uso delle parole.
Poi le ripeto che sono pronto a seguirla ovunque lei voglia portarmi. Inganneremo così assieme il tempo e il mondo.
Lasciamo di nuovo la mia stanza. Questa volta sono consapevole che non la rivedrò tanto presto. Ho con me solo il mio zaino da viaggio dove ho infilato il Cantar de mio Cid; tutto il resto devo trovarlo nella mia mente e nel mio cuore.
- Non appena il proprietario del negozio mi vedrà mi farà una scenata.- dico.- Devi trovare il modo per bloccarlo, Amaranta, mentre io prenderò la spada. Mi affido a te, come sto affidando a te anche la mia vita.
Lei annuisce, e sorridendole appena mi avvicino al negozio di antiquariato. O ora o mai più.
Faccio un profondo respiro e quando varco di nuovo la porta non entro solo in un semplice negozio di lame spagnole, ma metto piede in una nuova esistenza. Da quello che accadrà a breve dipenderà la mia vita e quella di Amaranta.
Come ho immaginato l'uomo dietro al bancone mi riconosce subito e inizia a gridarmi parole che non capisco. Fa il giro del bancone e sta quasi per avventarmisi addosso quando urlo ad Amaranta di fermarlo. Lo spirito della ragazza fa qualcosa di incredibile ai miei occhi e mentre lo tiene bloccato, io poso lo sguardo sulla lama che ci occorre per tornare indietro nel tempo, quella lama che dovrò infilarle nel cuore.
L'afferro con una mano e sento già che qualcosa sta cambiando in me. Mi attendeva, quella spada è in qualche modo mia.
Prima ancora di rendermene conto sono uscito dal negozio brandendo quella lama, estasiato per quanto è avvenuto. Amaranta mi segue, la sento vicina. Ora dobbiamo solo trovare un posto dove praticare il rito. Così la mia avventura avrà finalmente inizio.